Tossego e Vinsanto

Liberametne tratto da "Arsenico e vecchi merletti" di Joseph Kesselring, traduzione e adattamento di Luigi Lunari e Antonio Stefani


Regia di Alvin

 


 

LA TRAMA
In una nobile casa di un quartiere della periferia di Vicenza, due pietose e caritatevoli vecchiette si adoperano in un'instancabile opera di beneficenza, rivolta soprattutto a poveri anziani infelici e soli al mondo. Nella loro elegante casa vive anche Toni, un loro nipote, leggermente pazzerello, ma innocuo. Un altro nipote, Giampiero, da poco trasferitosi in casa delle zie, scopre che in cantina ci sono altri dodici ospiti. Ma tutti con un piccolo "difetto": sono morti. Come se questo non bastasse, a turbare ancor più la pace della famiglia, arriva Otello, fratello di Giampiero. Si dirama da qui l'intreccio di questa divertentissima commedia, che terminerà registrando il considerevole record di ventisei cadaveri; ma chi è il colpevole di questi omicidi? Perché tutto questo succede nella casa a prima vista più pacifica del mondo? E che cosa c'entra il vinsanto?

NOTE DI REGIA
Una sfida? Sicuramente sì. Non nascondo che quando il prof. Luigi Lunari mi propose quest'operazione la cosa mi entusiasmò, non so se più per incoscienza o per il grande rispetto che nutro verso il "maestro". Mentre ne parlavamo, mi tornavano alla mente alcuni momenti dell'infanzia e rivedevo due vecchiette amiche di famiglia - certamente non così pericolose, ma per certi versi molto simili alle protagoniste di questo testo - e mi dicevo: perché no? Perché ciò che Kesserling ha immaginato a Brooklyn non potrebbe capitare a Vicenza? Perché non vestire il suo humour tutto americano della pacata e tranquilla sonorità del nostro dialetto, ma inserendo comunque quegli eventi di violenta e aggressiva pazzia che sono ormai divenuti cronaca quasi quotidiana a qualsiasi latitudine? Ecco allora la decisione di trasportare la vicenda nella Vicenza degli ultimi anni della seconda guerra mondiale: un passaggio delicato e complesso, reso possibile dalla preziosa collaborazione di Antonio Stefani. Da qui, dunque, sono partito, concentrandomi sulle caratterizzazioni, che interessano praticamente tutti i ruoli; ma un lavoro particolare ho svolto su alcuni personaggi: sulle due ziette ammazza-vecchietti, che sembrano due gemelle siamesi, tanti si cercano e si muovono in sincronia; sui nipoti Otello (il pazzo cattivo, che si muove come Frankenstein) e Toni (il pazzo buono, che crede di essere Garibaldi); e ancora sul dottor Radetzky, succube di Otello fino al servilismo, figura estremamente comica e grottesca che, come i carabinieri, si inseriscono nell'allestimento, arricchendolo di spunti comici.
Il ritmo incalzante, serrato, senza respiro, interrotto solo dalle musiche, che ne punteggiano i tratti salienti, rappresenta un altro punto importante dello spettacolo, come pure significativa è la scenografia, all'interno della quale si nascondono elementi dal forte valore simbolico, come la specchiera incorniciata che non riflette l'immagine di chi vi si pone davanti; un effetto voluto, per sottolineare come tutti i protagonisti della vicenda agiscano senza rendersi conto del significato e del peso "reale" dei loro gesti, senza vedere l'aspetto vero di se stessi e delle proprie azioni.

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